Le condizioni di vita all'interno delle carceri italiane si sta facendo sempre più insostenibile. Problemi di sovraffollamento, inadeguatezza delle strutture sanitarie interne, impossibilità di strutturare percorsi di reinserimento sociale...
Sono questi i temi sollevati dai detenuti e dalle detenute delle carceri italiane che in queste ultime settimane hanno cercato di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e dei politici ma, sopratutto questi ultimi, domostrano un acolpevole inadeguatezza nel rispondere alle legittime richieste di chi si trova a subire trattamenti inumani e il non rispetto per la dignità.
Il Governo e le opposizioni stanno oggi orientando il dibattito verso temi più paganti da un punto di vista elettorare e parlano sempre più spesso di "pacchetti sicurezza", di braccialetti elettronici o, come ha fatto il Direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, di complotti tra persone detenute e gruppi esterni. Non è pensabile che la discussione permetta proposte di scambio quali una stretta drastica sull'immigrazione, sullo spaccio di stupefacenti e sulla Gozzini.
Noi chiediamo al Governo e al Parlamento di rimettere al centro del dibattito l'opportunità di misure di clemenza uguali per tutti, la depenalizzazione dei reati minori, soprattutto connessi all'uso di droga che rappresenta il 75% della popolazione detenuta e chiediamo che si avvii un serio confonto sull'idea di un diritto penale minimo.
Non accettiamo le farneticazioni del Direttore del DAP che, anziché dedicarsi a fantasiose ipotesi di complotto, dovrebbe impegnarsi a far rispettare la Convenzione Internazionale sui Diritti Civile e politici adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1966 dove si dice che "trattamenti umani e rispetto per la dignità di tutte le persone private della loro libertà è una norma basilare di applicazione universale che non può dipendere dalla disponibilità di risorse materiali" e che "la responsabilità finale per l'osservanza di questo principio spetta allo Stato per quanto riguarda tutte le istituzioni dove ci sono persone legalmente trattenute contro la loro volontà".
Inoltre il coordinamento "+ tolerance" vuole eprimere solidarietà ai detenuti e le detenute che hanno indetto da oggi l'astensione dal lavoro e che, a causa della loro protesta, rischiano di subire ritorsioni anche fisiche. Di questo ne è una riprova il fatto che il Provveditore regionale alle carceri, dopo aver smentito che vi siano stati "raid punitivi" contro le persone detenute, ha aperto un'inchiesta interna.
Per questo chiediamo alla Magistratura di Sorveglianza di svolgere fino in fondo il suo compito di tutela dei diritti delle persone detenute e invitiamo ancor aun avolta i consiglieri regionali e parlamentari di Bologna ad entrare in carcere quotidianamente al fine di monitorare costantemente la situazione interna ed evitare ritorsioni contro le persone detenute.
Purtroppo ci risulta che a tutt'oggi soltanto due consiglieri regionali, Bosi (i Democratici) e Sabbi (PdCI) abbiano risposto al nostro appello.
Progetto Luoghi Comuni, IDA Iniziativa Donne Aids, LILA Bologna, Movimento Identità Transessuale, Circolo Iqbal Masih, Indalo il sogno di Max, ARCILesbica, Assocaione Filadelfia, ARCIGAY, IGD Iniziativa Giuridica Democratica, Rete Contropiani, Zero in Condotta, Gruppo Donne Contropiani, Livllo 57, Grafton 9, Coop Sociale Verso Casa, Coop. Sociale Altercoop