L'Assemblea di ControPiani di mercoledì 19 Luglio 2000 ha deciso una mobilitazione in occasione manifestazione del 2 Agosto (nel ventennale della strage alla Stazione di Bologna) con le seguenti modalità. Appuntamento alle 9 in Piazza Medaglie d'Oro (davanti la stazione):
- In 85 (il numero delle vittime della strage) avremo sul volto una maschera bianca, con sulla fronte segnato un numero. Al collo porteremo tutti un cartello con questa scritta: «2 Agosto
sappiamo chi è
STATO». Con la parola STATO scritta molto più in grande.
- Striscione e distribuzione di volantini
Chi è interessato a partecipare/proporre lo comunichi attraverso "noocse-bo@egroups.com", per partecipare agli "Ottantacinque" (maschera + cartello) bisogna portare con sè 5 mila lire (servono per coprire le spese).
Cosa è successo il 2 Agosto 1980?
Il 2 agosto 1980 una bomba è esplosa alla stazione di Bologna, provocando 85 morti.
Dopo vari processi, per quell'attentato sono stati condannati all'ergastolo, come esecutori, Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, noti neofascisti, che si sono sempre proclamati innocenti.
Una condanna definitiva per "depistaggio", dunque per aver ostacolato le indagini, è stata comminata a Licio Gelli, fondatore della Loggia massonica P2, e ad alcuni generali a capo dei servizi segreti.
Nonostante varie promesse, anche su questa tragica vicenda continua a pesare il "segreto di stato", per cui i magistrati non hanno potuto accedere a decisivi atti processuali.
I familiari delle vittime si sono costituiti in associazione, il cui primo presidente è stato Torquato Secci (ora è Paolo Bolognesi).
Da vent'anni, ogni 2 agosto, un corteo parte da piazza Maggiore, percorre via Indipendenza e arriva alla stazione ferroviaria, dove alle 10 e 25 una sirena suona tre volte.
Vent'anni dopo
Ci abbiamo provato un anno fa, con qualche successo. Avevamo scritto un appello, dal titolo semplice - Tutta la verità - e nella caldissima mattina del 2 agosto, abbiamo sfilato fino alla stazione, per l'ennesima volta, come si dice in questi casi, "per non dimenticare".
Il testo di quell'appello, purtroppo, lo possiamo ricopiare un anno dopo, identico, senza che sia venuto meno un solo motivo. Anzi, le poche novità di questi ultimi dodici mesi sono tutte negative.
Il segreto di Stato e' ancora lì, con la sua faccia di pietra, a ricordarci il costo delle nostre alleanze militari. E se una commissione parlamentare si permette di scrivere che la stagione stragista ha avuto origini e responsabilità "atlantiche", passa mezza giornata e il governo e i partiti del centro-sinistra si producono in goffe retromarcie.
Di piu', non è bastato bombardare la Jugoslavia per diventare alleati a cui si puo' confidare la verità su Ustica. Si possono fare film, spettacoli teatrali; si puo' alludere all'aeronautica americana o a quella francese, come protagonisti dell'azione di guerra nei cieli di Ustica; ma anche se fosse stato un semplice "errore", quel Dc9 resta una macchia indelebile sulla nostra sovranita' nazionale. Chi fa professione di patriottismo, potrebbe scandalizzarsi di questo, piu' che della Nazionale che non canta l'Inno di Mameli.
Peggio ancora, lo Stato italiano - entita' spesso comica, qualche volta orrenda - pare abbia pensato di farsi restituire i soldi dalle famiglie delle vittime della Uno Bianca; anche stavolta, dopo lo scandalo provocato dalla notizia, c'e' stata una retromarcia, ma e' gia' intollerabile che l'ipotesi sia apparsa possibile.
Qui a Bologna, e poi a Roma, sono sfilati i nazisti di Forza Nuova e la polizia ha caricato i cortei di protesta. Se qualcuno ha nutrito speranze sui ministri dell'Interno dell'era dell'Ulivo (da Napolitano alla Jervolino), ora con Enzo Bianco è meglio lasciar perdere: con la gestione delle indagini sul delitto D'Antona, ha gia' dato prove sufficienti.
Insomma, alla vigilia del ventesimo 2 agosto senza verità e giustizia, permane il sospetto che fra gli assassini in liberta', ce ne siano alcuni che ricevono ancora uno stipendio dallo Stato. Non e' un fatto di memoria. E' sostanza dell'oggi. Senza verita' e giustizia, la democrazia italiana e' condannata a trascinare un peso morto, un cupo sottofondo di ricatti che la indebolisce.
Un anno fa, il 2 agosto era la prima volta con assessori postfascisti a Palazzo d'Accursio. Un anno dopo - e dopo le esperienze di movimento di queste ultime settimane - da queste pagine rilanciamo un appuntamento di contestazione. Se non vogliamo che sia solo un rito, o un fatto privato delle famiglie colpite, bisogna esserci, al corteo del 2 agosto.
Bisogna essere in tanti, anche stavolta, anche se sono passati vent'anni. E pretendere, in quest'ultimo scorcio di governo, che il centro-sinistra mantenga le promesse come non ha saputo fare finora.
Rudi Ghedini, Zero in condotta