il 15 di Febbraio verà inaugurato il Centro di detenzione di via Mattei a Bologna.
La silenziosa clandestinità della cerimonia non è sufficente a ridimensionare i caratteri oscuri, quasi macabri, dell'evento, anzi li amplifica.
La destra più razzista e xenofoba fa pressione sul governo, il governo sulla Prefettura, la Prefettura sulla Croce Rossa... Nonostante le prese di posizione da parte del Presidente della Regione Vasco Errani, delle decine e decine di amministratori locali, della Cgil, delle comunità di migranti, dell'associazionismo diffuso impegnato a lavorare sul tema dell'immigrazione, il dettame è uno ed uno solo: "Il Cpt deve aprire il 15 febbraio, a tutti i costi, anche se osteggiato dalla maggioranza delle forze politiche e della società civile di questi territori. Anche se l'azione di smontaggio del 25 gennaio scorso lo ha reso inagibile. Anche se non lo useremo immediatamente: Non si può cedere difronte all'ostinata determinazione di chi blatera di volere un'altro mondo possibile, altrimenti potrebbe saltagli in mente di provare a costruirlo".
Un misto di arroganza ed ostinazione bambinesca, quella di chi sbatte i piedi piangando e gridando "lo voglio, lo voglio, lo voglio..." contorce il volto e le parole del Prefetto di Bologna.
Bene: noi, dal canto nostro, andiamo avanti, e non da soli. Avanti a guastare la festa a chi si accinge a celebrare la funzione della carcerazione etnica, della ingiustificata privazione della libertà, della cinica privazione della dignità di coloro che migrano.
Porteremo un pomodoro a testa, il più morbido che sia possibile, per lorsignori. Una sveglia per ricordare ai politici e agli amministratori che non c'è più tempo, che è ora di destarsi, che le parole non bastano ed è giunto il tampo della politica e del conflitto a tutto campo. Il nostro corpo, per impedire gli accessi nel centro, per dire che se non c'è libertà di circolazione per i migranti, allora non ve n'è per nessuno, bloccando strade e passaggi. Le immagini in piazza per raccontare come è costruito un moderno "lager", e, al contempo, come sia possibile smontarlo...
Forse non basterà, forse non basteremo, ma siamo certi che sono molti più di quello che si possa immaginare i cittadini che credono che ci siano momenti, nella storia di una città, nei quali non è più possibile stare a guardare.